Il riconoscimento del matrimonio gay in Italia

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    Se ne parla, se ne scrive, si manifesta: il matrimonio gay è un tema sulla bocca di tutti in Italia e nel mondo, le ultime vicende internazionali dimostrano l’estrema importanza di questo tema di carattere sociale. Ma qual è la situazione nel nostro bel Paese? Mentre gli Stati Uniti e l’Irlanda ottengono le loro vittorie, cosa sta facendo l’Italia? In un momento di grande progresso nel campo dei diritti umani, vogliamo raccontarvi il panorama sociale e politico della nostra penisola.

    Vittorie internazionali per le coppie gay

    Il 2015 è un anno di vittorie e traguardi per le coppie omosessuali, almeno per quanto riguarda il panorama giuridico internazionale. Abbiamo assistito al referendum popolare irlandese del 22 maggio, che ha visto il riconoscimento dei matrimoni gay, con la modifica della costituzione redatta negli anni Trenta. Sull’onda del progresso, siamo stati tutti testimoni di un cambiamento storico di portata nazionale negli Stati Uniti d’America. La Corte Suprema ha stabilito il quattordicesimo emendamento della Costituzione americana, che tratta dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Il risultato è stato il riconoscimento indiscusso del matrimonio gay in tutti gli Stati: con questo emendamento si dichiara incostituzionale qualsiasi divieto dei diritti fondamentali dei cittadini, siano essi omosessuali o eterosessuali. I matrimoni gay sono così riconosciuti non solo a livello federale, ma anche a livello statale. La gioia del mondo intero è stata grande, l’America ha aperto la strada a un tema che non dovrebbe nemmeno essere discusso: i diritti fondamentali dei cittadini. Torniamo in Europa, per ricordare che, proprio in queste ultime settimane, il Parlamento Europeo ha preso ufficialmente atto dell’evolversi della definizione di famiglia, con la raccomandazione a tutti i Paesi dell’unione di regolamentare i diritti delle coppie omosessuali.

    Le nozze gay in Italia

    Veniamo alla situazione italiana. L’Economist ha pubblicato di recente una mappa che rappresenta la situazione dei diritti civili per le coppie gay in Europa: l’Italia, assieme ai Paesi dell’est, risulta l’unica nazione occidentale priva di qualsiasi tipo di riconoscimento. Negli anni si sono tentate diverse strade, ricordiamo i PACS (Patto Civile di Solidarietà) e i DICO (Diritti e Doveri delle Persone stabilmente Conviventi). Il 26 marzo 2015 la Commissione di giustizia del Senato italiano ha approvato il disegno di legge scritto dalla senatrice Monica Cirinnà, il cui tema sono le unioni civili. Di matrimonio non si parla ancora e, proprio per evitare un rifiuto da parte del Parlamento, sono stati redatti circa quattromila emendamenti, ad oggi dimezzati, che rendessero il testo “accettabile” per i membri più conservatori e cattolici del Pd, strenui difensori del matrimonio inteso alla vecchia maniera. Secondo quanto promesso dal premier Renzi, a settembre si approverà la riforma tanto attesa, ma la luce in fondo al tunnel sembra ancora molto lontana. Quali sono i diritti proposti nel nuovo disegno di legge? Alla coppia omosessuale verranno riconosciuti i diritti di assistenza sanitaria, carceraria, di unione o separazione dei beni, di subentro del contratto di affitto, di reversibilità della pensione e di eredità dei beni del compagno in caso di morte. I doveri saranno gli stessi previsti anche per le coppie sposate. Guai, però, ad equiparare il matrimonio con le unioni civili, in Italia vige ancora la concezione della famiglia tradizionale, il riconoscimento dei diritti gay è un tema a parte. Questa è la triste verità di chi vive nel Bel Paese, dove di bello rimane ben poco per chi ama una persona dello stesso sesso.

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    I veri difensori delle nozze gay

    Mentre in Parlamento si cerca di far uscire dal bozzolo un disegno di legge che dovrebbe già aver preso il volo, la popolazione italiana sta scendendo in piazza, per dimostrare la propria solidarietà nei confronti delle coppie omosessuali. Con ben 300.000 persone a Roma e 150.000 a Milano, con l’organizzazione di gay pride nelle città di Torino, Bologna, Palermo, Cagliari, Verona, Pavia, Benevento, Perugia, Foggia, Catania e Genova, la situazione è molto evidente: c’è bisogno di progresso. I profili Facebook si tingono di arcobaleno. Altro evento simbolo di questa necessità sempre più crescente, la prossima fiera sposi dedicata proprio alle coppie gay: si terrà ad ottobre il primo Gay Bride Expo, nel contesto della decima edizione del Bologna Sì Sposa. Se il governo non esce dalla propria bambagia cattolica, il mercato del bridal lo ha già fatto da anni e in questo contesto tutti coloro che vorranno celebrare all’estero le proprie nozze gay troveranno soluzioni interessanti, dagli abiti da cerimonia per il giorno del sì ai pacchetti per la luna di miele.