Matrimoni gay: l’Argentina dice sì

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    Argentina

    La cattolicissima Argentina ha detto di ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il voto storico al Senato è stato trasmesso in diretta tv: chiaramente la decisione è seguita a svariate polemiche e incidenti davanti al Parlamento dove oltre 60mila persone hanno protestato per il voto. La legge è stata supportata dal governo di centro-sinistra della presidente Cristina Fernandez de Kirchner; la legge stata approvata con 33 voti a favore e 27 contrari in 15 ore di dibattito in aula.

    Le organizzazioni cattoliche, che sono molto diffuse nel paese, si sono opposte alla legge: Claudio Morgado, responsabile dell’organismo nazionale contro le discriminazioni (Inadi), ha anche criticato duramente i vertici della chiesa cattolica argentina che si sono opposti alla riforma.

    Sui cartelli dei protestanti infatti si leggevano frasi come: “Né unione né adozione, uomo e donna”, “Sodoma uguale Argentina”, oppure “Voglio una madre e un padre”.

    “E’ un giorno storico”, ha sottolineato il capogruppo del partito al potere, Miguel Pichetto: “E’ la prima volta che si vota per una legge a favore delle minoranze. La società argentina è cambiata: ci sono dei nuovi modelli famigliari”.

    L’Argentina si affianca a Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Africa del sud, Norvegia, Svezia, Portogallo e Islanda, i paesi dove il matrimonio gay è già autorizzato.

    Dolcetto o scherzetto?