Matrimonio in Chiesa, il consenso

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    consenso religioso

    Se avete scelto di celebrare il matrimonio in chiesa dovete assolutamente ottenere il consenso religioso. Che cos’è? Prima di arrivare a rispondere a questa domanda, vediamo quale deve essere il cammino che i due sposi devono fare per dire sì all’interno di una comunità cristiana. Servono ovviamente dei documenti. In ordine ci vuole il certificato di battesimo, che dovrete recuperare nella parrocchia in cui siete stati battezzati (è importante saperlo se avete cambiato casa o residenza). Il certificato dura 6 mesi, è inutile richiederlo troppo tempo prima.

    Poi ci vuole quello di cresima, che deve essere rilasciato dalla parrocchia dove siete stati cresimati, quello di Stato libero ecclesiastico che dimostri che non vi siete mai sposati precedentemente in chiesa. Non è però fondamentale, perché può essere sostituito con un giuramento o un’autocertificazione, ci vuole comunque lo stato libero in Comune.

    Oltre questo, per la Chiesa, il documento più importante è quello che certifichi la frequenza a il cammino, ovvero il percorso di preparazione al matrimonio. Quando si è arrivati a questo punto si può fare il consenso, che è un colloquio con il parroco in cui si mette per iscritto la propria volontà di contrarre il matrimonio cristiano. Da qui la documentazione sarà pubblicata (le famosi pubblicazioni) nella parrocchia degli sposi (magari anche in comune) e in curia: ci vogliono 14 giorni circa di esposizione, comprendenti 2 domeniche.

    La curia darà il suo nullaosta per sposarsi in una parrocchia diversa da quella di residenza. A questo punto al parroco della Chiesa in cui ci si vuole sposare saranno consegnati tutti i documenti del consenso religioso e verrà ufficializzata la data delle nozze.

    Dolcetto o scherzetto?