Nozze tra precari, l’amore vince anche in tempi di crisi?

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    I dati dell’ISTAT, purtroppo, parlano chiaro e ci fanno riflettere sul fatto che i matrimoni tra precari, ovvero giovani innamorati senza ancora un lavoro stabile, siano un azzardo che solo pochissimi si sentono di affrontare. Nel suo rapporto “Il matrimonio in Italia” è evidenziato come le nozze, nel biennio 2008-2009 siano diminuite del 6%, ovvero ben 30mila coppie in meno rispetto al biennio precedente. Il motivo? Ovviamente le spese non solo dell’organizzazione delle nozze ma anche della gestione di una casa e dei figli. C’è però anche chi, con un po’ di azzardo, non rinuncia al grande sogno di una vita, ovvero il matrimonio.

    “La tendenza al rinvio delle nozze è in atto dalla metà degli anni ’70. Attualmente gli sposi al primo matrimonio hanno, in media, 33 anni e le spose 30, sei anni in più rispetto ai valori osservati nel 1975” riporta l’ISTAT. Calano anche le convivenze perché i giovani preferiscono “la permanenza nella famiglia di origine, dovuta all’aumento diffuso della scolarizzazione e all’allungamento dei tempi formativi, alle difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e alla condizione di precarietà del lavoro stesso, alle difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni, condizioni queste prese in considerazione nella decisione di formare una famiglia e considerate sempre più vincolanti sia per gli uomini sia per le donne”.

    C’è però anche chi non vuole rinunciare al sogno delle nozze, come la ragazza che ha deciso di sposarsi senza dire nulla in ufficio, dove non indossa neppure la fede nuziale, per evitare che il suo contratto a tempo determinato, non venga rinnovato. La sua storia è raccontata dal Corriere della Sera ed, ovviamente, non può non fare riflettere.

    Il posto fisso ormai è una chimera e quello che chiedono continuamente le Istituzioni ai giovani è di essere flessibili. Ma fino a che punto è giusto sacrificarsi per il lavoro? Fino a che punto è giusto rinunciare per paura di non vedersi rinnovato il contratto di lavoro?

    Sempre secondo i dati dell’ISTAT, dal 2009 “la propensione a sposarsi prima dei 35 anni è diminuita in un solo anno di circa del 7% sia per i celibi che per le nubili, valore più che triplicato rispetto a quello osservata tra il 2008 e il 2007”.

    Chiara, 34 anni da Roma, ha deciso di fare il grande passo nonostante un posto di lavoro precario e un contratto in scadenza. Se pensate che la sua decisioni scaturisca dalla grande disponibilità dei datori di lavoro e dalla loro comprensione però, vi sbagliate.

    Decidere di sposarsi “è stato un modo per ribadire la nostra voglia di costruire insieme il nostro futuro. Chissà dove ci porterà la nostra carriera speriamo presto non più precaria. L’importante è stare insieme, continuare a condividere gioie e amarezze come una vera coppia”.

    Chiara però non pensa ancora ad un figlio dato che progettare il futuro per loro, entrambi precari, è davvero difficile. Il matrimonio? “E’ stata una follia che rifaremmo ogni giorno” afferma la ragazza.

    C’è poi chi, come Sara, decide di aspettare. Il matrimonio per lei vuole dire figli e con due stipendi da precari e l’incertezza per il futuro, crescere un figlio, mantenere una casa e sposarsi è praticamente impossibile.

    Il matrimonio è davvero diventato un lusso solo per pochi?