Poesie matrimonio, “A mia moglie” di Umberto Saba

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    saba marito e moglie

    Scegliere una poesia per il matrimonio non è facile. Oggi vi riporto un classico della letteratura italiana, a mia moglie, di Umberto Saba. Questo testo è stato composto nel 1911, quindi proprio quest’anno compie 100, eppure è ancora molto moderno. Racchiude tutto l’amore per sua moglie Lina, che paragona anche in modo ironico a una serie di animali. È ideale per tutti gli sposi che vogliono rendere omaggio alla loro futura moglie. Inoltre, si sente la vicinanza a Dio ed è perfetta per chi ha scelto il rito religioso. Un unico difetto: è molto lunga, selezionate alcune strofe se desiderate leggerla all’amata pubblicamente.

    A mia moglie

    Tu sei come una giovane,

    una bianca pollastra.

    Le si arruffano al vento

    le piume, il collo china

    per bere, e in terra raspa;

    ma, nell’andare , ha il lento

    tuo passo di regina,

    ed incede sull’erba

    pettoruta e superba.

    E’ migliore del maschio.

    E’ come sono tutte

    le femmine di tutti

    i sereni animali

    che avvicinano a Dio.

    Così se l’ occhio ,se il giudizio mio

    non m ‘ inganna , fra queste hai le tue uguali,

    e in nessun ‘ altra donna.

    Quando la sera assonna

    le gallinelle ,

    metton voci che ricordan quelle,

    dolcissime , onde a volte dei tuoi mali,

    ti quereli , e non sai

    che la tua voce ha la soave e triste

    musica dei pollai.

    Tu sei come una gravida

    giovenca;

    libera ancora e senza

    gravezza, anzi festosa;

    che, se la lasci, il collo

    volge, ove tinge un rosa

    tenero la sua carne.

    Se l ‘ incontri e muggire

    l’odi, tanto è quel suono

    lamentoso , che l ‘ erba

    strappi, per farle un dono.

    E’ così che il mio dono

    t ‘ offro quando sei triste.

    Tu sei come una lunga

    cagna, che sempre tanta

    dolcezza ha negli occhi,

    e ferocia nel cuore.

    Ai tuoi piedi una santa

    sembra, che d ‘ un fervore

    indomabile arda,

    e così ti riguarda

    come il suo Dio e Signore.

    Quando in casa o per via

    segue, a chi solo tenti

    avvicinarsi, i denti

    candidissimi scopre.

    Ed il suo amore soffre

    di gelosia.

    Tu sei come la pavida

    coniglia. Entro l ‘ angusta

    gabbia ritta al vederti

    s ‘alza,

    e verso te gli orecchi

    alti protende e fermi;

    che la crusca e i radicchi

    tu le porti, di cui

    priva in sé si rannicchia,

    cerca gli angoli bui .

    Chi potrebbe quel cibo

    ritoglierle? Chi il pelo

    che si strappa di dosso,

    per aggiungerlo al nido

    dove poi partorire?

    Chi mai farti soffrire?

    Tu sei come la rondine

    che torna in primavera.

    Ma in autunno riparte;

    e tu non hai quest ‘ arte.

    Tu questo hai della rondine:

    le movenze leggere;

    questo che a me, che mi sentiva ed era

    vecchio , annunciavi un ‘altra primavera.

    Tu sei come la provvida

    formica. Di lei, quando

    escono dalla campagna,

    parla al bimbo la nonna

    che l ‘ accompagna.

    E così nella pecchia

    ti ritrovo, ed in tutte

    le femmine di tutti

    i sereni animali

    che avvicinano a Dio ;

    e in nessun ‘altra donna .

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