Dalla dote alla lista nozze

L'obiettivo delle nozze, un tempo, era la dote, ovvero le case, i terreni, le proprietà, gli argenti o il denaro contante della famiglia d’origine. Proprietà che lo sposo dopo il matrimonio poteva gestire.

Pubblicato da Valentina Morosini Sabato 8 agosto 2009

Una volta i matrimoni erano dei veri e propri accordi economici e ciò che pesava sulla storia d’amore di due giovani promessi era la dote, ovvero le case, i terreni, le proprietà, gli argenti o il denaro contante della famiglia d’origine.

La dote era proporzionata alle possibilità della famiglia della sposa e allo status sociale dello sposo cui veniva concessa. Dopo le nozze questi beni non diventava di proprietà dello sposo ma erano da lui soltanto gestiti: alla sua morte la dote veniva restituita alla moglie che da quel momento era libera di disporne.

Nel 1975 il nuovo Diritto di Famiglia mise fine all’obbligo della dote da parte della futura sposa, anche se le famiglie ancora oggi fanno molti regali (una sorta di lista nozze allargata) agli sposi che prima erano considerati parte della dote.

Un altro aspetto del matrimonio è il corredo: in passato per ogni figlia femmina si cominciava il ricamo delle stoffe sin da bambine. In una famiglia borghese, si preparavano 24 lenzuoli doppi di puro lino ricamati a mano, 24 semplici, 36 coppie di federe, 12 asciugamani di tela d’Olanda più 6 per gli ospiti, 12 tovaglie d’organza più 6 per tutti i giorni e così via. La parte personale invece contemplava capi di biancheria, camicie da notte di seta, camicie di tela, mantelle, fazzoletti, ecc.