Poesie matrimonio, “A mia moglie” di Umberto Saba

A mia moglie è una delle poesie più belle dedicate al matrimonio ed è perfetta da leggere alla propria futura moglie come omaggio e augurio.

Pubblicato da Valentina Morosini Giovedì 17 marzo 2011

Poesie matrimonio, “A mia moglie” di Umberto Saba
Photo by Tom Pumford/Unsplash.com

Scegliere una poesia per il matrimonio non è facile. Oggi vi riporto un classico della letteratura italiana, a mia moglie, di Umberto Saba. Questo testo è stato composto nel 1911, quindi proprio quest’anno compie 100, eppure è ancora molto moderno. Racchiude tutto l’amore per sua moglie Lina, che paragona anche in modo ironico a una serie di animali. È ideale per tutti gli sposi che vogliono rendere omaggio alla loro futura moglie. Inoltre, si sente la vicinanza a Dio ed è perfetta per chi ha scelto il rito religioso. Un unico difetto: è molto lunga, selezionate alcune strofe se desiderate leggerla all’amata pubblicamente.

A mia moglie

Tu sei come una giovane,
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell’andare , ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull’erba
pettoruta e superba.
E’ migliore del maschio.
E’ come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio.
Così se l’ occhio ,se il giudizio mio
non m ‘ inganna , fra queste hai le tue uguali,
e in nessun ‘ altra donna.
Quando la sera assonna
le gallinelle ,
metton voci che ricordan quelle,
dolcissime , onde a volte dei tuoi mali,
ti quereli , e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.

Tu sei come una gravida
giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lasci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la sua carne.
Se l ‘ incontri e muggire
l’odi, tanto è quel suono
lamentoso , che l ‘ erba
strappi, per farle un dono.
E’ così che il mio dono
t ‘ offro quando sei triste.

Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d ‘ un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.

Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l ‘ angusta
gabbia ritta al vederti
s ‘alza,
e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui
priva in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui .
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? Chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?

Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest ‘ arte.
Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere;
questo che a me, che mi sentiva ed era
vecchio , annunciavi un ‘altra primavera.

Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono dalla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l ‘ accompagna.
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio ;
e in nessun ‘altra donna .

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