Il rito del matrimonio ebraico

Il matrimonio ebraico non può essere celebrato durante lo Shabbat, (dal venerdì sera dopo il tramonto fino al sabato sera: periodo di assoluto riposo per gli ebrei). Sono consentiti tutti gli altri giorni della settimana.

Pubblicato da Valentina Morosini Giovedì 19 novembre 2009

Ogni religione ha le sue tradizioni ed è bello scoprire in che cosa consiste in rito del matrimonio. Oggi vorrei scoprire con voi quello ebraico.
Il matrimonio ebraico si fonda sugli stessi principi di quello cattolico e ortodosso. Con una sola differenza: il divorzio tra gli sposi può essere invalidato solo dal tribunale rabbinico (l’equivalente della Sacra Rota nel matrimonio cattolico). Per capirci l’annullamento civile e quello religioso coincidono.

Le nozze si possono celebrare sempre, tranne durante lo Shabbat, (dal venerdì sera dopo il tramonto fino al sabato sera: periodo di assoluto riposo per gli ebrei). E oltre al rito religioso, il rabbino celebra anche quello civile che di solito avviene o poco prima o poco dopo le nozze ufficiali.

Un gesto di grande fascino è il mikvè, il bagno che la futura sposa deve fare prima delle nozze immergendosi completamente in una vasca colma di acqua piovana, per purificarsi profondamente. Il matrimonio può essere celebrato in sinagoga oppure all’aperto in un giardino, sotto il kuppah, un baldacchino o forse è più simile a un gazebo e ospita solo il rabbino, gli sposi e i testimoni.

Durante la cerimonia si legge la Ketubà, un vero e proprio contratto di matrimonio, poi gli sposi dovranno bere più volte del vino benedetto dallo stesso calice. Anche in questo rito, il momento più emozionante è quando lo sposo infila l’anello nel dito indice della mano destra della sposa, ma non lo spinge fino in fondo al dito, perché l’unione fisica tra i due sposi non è ancora avvenuta. Infine, l’ultimo gesto, prima dei festeggiamenti, è la rottura del bicchiere da cui hanno bevuto gli sposi con un piede.